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FIRENZE – LA PROTESTA DEI GENITORI ALLA DAD

Firenze – Presidio di mamme questa mattina sotto la sede del Consiglio Regionale in Piazza Duomo contro la DAD

A due giorni dalle vacanze di Pasqua i bambini di Firenze sono di nuovo in didattica a distanza.

Dalla Regione silenzio. Dal Comune silenzio.

Un gruppo di mamme coraggiose hanno presidiato questa mattina sotto il consiglio regionale in Piazza Duomo per manifestare il dissenso alla DAD.

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Venerdì, organizzata da Priorità alla Scuola, si è tenuta una manifestazione contro la DAD, dopo la quale il presidente Giani ha assicurato che lunedì i bambini sarebbero andati regolarmente a scuola. Salvo poi rettificare in serata per un errore nel conteggio dei contagi.

Le mamme chiedono spiegazioni. Perché si è turbata nuovamente la quotidianità dei bambini già privati dello sport e dello svago?

Le scuole sono state sanificate, non solo, si sono investiti un sacco di soldi per mettere le aule in sicurezza, le superiori addirittura didattica in presenza solo al 50%, i bambini costretti a portare la mascherina e rinunciare alla ricreazione.

Si sono perfino comprati i banchi a rotelle. Le scuole, da subito, hanno adottato protocolli per fermare eventuali contagi esterni mettendo in quarantena preventiva a volte intere classi.

Sono state fatte anche campagne di tamponi a tappeto che hanno dato esito negativo. Gli insegnanti sono vaccinati. E allora perché la chiusura?

Il Comune e la Regione potevano evitare questa didattica a distanza, potevano scegliere di salvaguardare i bambini invece che trattarli come bambolotti. Potevano lasciare aperte le scuole per un paio di giorni.

Invece oggi si è scelto di imprigionare i genitori e i loro figli che frequentano asilo, primaria e secondaria di primo grado che non possono essere lasciati soli a se stessi. E se un genitore lavora?

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Vogliamo risposte ci dice Pamela Quercioli, una delle mamme arrabbiate. Vogliamo sapere perché i nostri figli non hanno più diritti e vengono puniti a distanza di un anno con una nuova didattica a distanza.

 

Chiara Pelagotti

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